Professioni sanitarie …ben oltre l’infermiere tradizionale


sanita1Nell’immaginario collettivo le professioni sanitarie sono associate alla figura dell’infermiere …. E sempre per luogo comune il regno degli infermieri sono corsie e sale operatorie. Angeli custodi dei pazienti in reparto, oltre che di medici e chirurghi.
Idee che dovremo pre
sto cambiare!
Il rapporto Almalaurea 2015 incorona le professioni medico-sanitarie, ponendole in vetta alla classifica delle chance occupazionali.
Cambia la società, cambiano le esigenze del territorio. E l’assistenza sanitaria, così come la conoscevamo fino ad oggi, deve andare incontro a nuovi bisogni. Un fatto su tutti: l’invecchiamento della popolazione, con la richiesta di un’assistenza sempre più capillare (per riabilitazione, malattie croniche, …) e di prestazioni specialistiche vicine ai cittadini.
Il futuro prossimo, non a caso, è la figura dell’infermiere di famiglia, prevista dall’Organizzazione mondiale della sanità, e su cui molte Regioni stanno già lavorando.
Andando nel dettaglio, alcune professionalità del settore sembrano trovare più spazio di altre.
sanita 2Vanno molto bene tutte le professioni legate alla riabilitazione, compresi fisioterapisti e logopedisti.
I corsi di infermieristica sono ormai entrati a pieno titolo nel panorama accademico, producendo un’abbondanza di professionisti sanitari che possono trovare sbocco anche e soprattutto nel privato. Cliniche, case di riposo, studi professionali: sono tutte realtà che compensano bisogni privati di cronicità, di sostegno a lungo termine e che traggono molto beneficio dallo sviluppo di queste professioni sanitarie.
A conferma, un’altra ricerca del Censis: l’anno scorso le prestazioni infermieristiche erogate fuori dagli ospedali sono state 8,7 milioni, per un valore di 2,7 miliardi di euro. Anziani, malati cronici e persone non autosufficienti richiedono un’assistenza sempre maggiore e, soprattutto, regolare. Il che rende le professioni sanitarie molto appetibili, anche solo dopo la triennale: secondo Almalaurea infatti, a un anno dalla triennale oltre il 92% dei laureati non è iscritto a un corso specialistico né ad un altro corso triennale, mentre il 61% risulta già occupato.